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Scherzi telefonici

giovedì, 5 luglio 2007

Sono ormai diversi giorni che uno o più deficienti ha preso di mira il nostro telefono di casa, telefonando a diverse ore e facendo il solito scherzo (idiota) delle pecore.
Il o i deficienti, ignorando che in questa casa si conosce il numero del chiamante, ha usato ben 3 cellulari differenti prima di convincersi che forse, sì, era vero che avevamo visto il numero e potevamo denunciarlo (come cercavamo di fargli capire).
Ora il o i deficienti sono così furbi da chiamare nascondendo il numero.
Continua(no) a sprecare soldi facendo telefonate idiote.
Io mi sono alquanto rotta le scatole, per cui i tre cellulari 333xxxxxxxx, 392yyyyyyyy, 320zzzzzzzz e le ore di chiamata delle prime telefonate sono appuntati su un post-it nella mia agenda.
Non credo resisterò ancora per molto. Dopodiché passerò il tutto ai carabinieri.
E sticazzi se sono soltanto dei ragazzini deficienti e annoiati.

Groan

lunedì, 18 dicembre 2006

Sono in ebollizione e rischio di esplodere attaccandomi al telefono coi numeri di assistenza di Poste Italiane e Cartasi.
Il tutto perché non riesco a pagare dei dannatissimi bollettini ICI e sospetto che il problema sia perché devo pagare anche uno stupidissimo ravvedimento di pochi euro.
Scommetto che i programmatori non hanno fatto i dovuti testing di questa casistica.
Così mentre Cartasi scala la somma dal plafond ad ogni tentativo, sul sito delle Poste Italiane la procedura di pagamento si ferma con un messaggio idiota, e i bollettini non risultano pagati.
Va a finire che domattina sarò costretta a fare la fila. Cioè, dico: domattina 19 dicembre, ovvero a un giorno dalla scadenza dei bollettini ICI di tutti i proprietari di case. Ergo. Ci sarà un macello in ogni ufficio postale. Damn it.

Umore nero

lunedì, 6 novembre 2006

Essendo lunedì, la scusa per il malumore è banale.
Ma c’è di più.

Oggi sono venuta in ufficio per due soli motivi:
1) parlare con il giornalaio che arricchisco da ormai 2 anni, e chiedergli perché mai uno dei due dvd del Dr.House che ho comprato da lui era vuoto, ovvero nella custodia incellophanata non c’era nulla;
2) parlare con qualcuno in amministrazione, dove mi dovrebbero conoscere da 2 anni ormai, e chiedere perché mai per il mese di ottobre sono stata pagata per metà.

Tutto il resto è chiacchiere e distintivo.

Per negozi

martedì, 24 ottobre 2006

Avevo deciso che dovevo assolutamente fare un giro in un negozio Benetton, stasera.
Così ho cercato sul sito l’elenco dei negozi e, meraviglia delle meraviglie, ho scoperto che passavo davanti a uno di questi, tornando dall’ufficio verso casa. Non me ne ero mai accorta. Sarà la vecchiaia.
Arrivo al negozio e scopro che… è uno 0-12. Ma, volendo, con degli splendidi (ehm) pantaloni da donna premaman. Grrrrrrrrrrrrrrrr!

Sono io ad essere diventata troppo esigente?

lunedì, 23 ottobre 2006

Non starò qui a dire il nome del ristorante, darò una serie di indizi per capire di cosa si parla.
Qualche giorno fa, in ufficio ho deciso di andare a mangiare in un posto diverso dai soliti kebabbaro e cinese.
Un posto un po’ più caro e per questo poco frequentato da noi poveri dipendenti/cococo/cocopro etc. Però il presidente ci va tutti i giorni. Lui può. Però mi fa tenerezza perché mangia spesso da solo. Vabbè, avrà i suoi motivi.
Decido di andare con G. e S., che non vedo spesso, perché non lavoro strettamente con loro.
Ci sediamo, guardiamo il menu. Io entusiasta dico “uh, ci sono le polpettine di vitello con salsa al curry su letto di riso pilaf, l’altra volta erano buone!”. Così, contagiati dal mio entusiasmo, prendiamo 3 porzioni di questo piatto. Più una bottiglia d’acqua naturale. A temperatura ambiente, per favore -chiedo io- visto che stavo congelando dal freddo.
L’acqua arriva davvero a temperatura ambiente. Bene.
Il piatto con le polpette, invece, faceva pena.
Iniziamo con le polpette: erano dure. Ma come, non era vitello? E come cappero facevano a essere così dure? Poi, erano appena 5. Di numero. E di diametro di molto inferiore al normale.
La salsa era giusta soltanto per consistenza e abbondanza. Per il resto sapeva appena di curry, e il colore giallino tendente al fluorescente non mi convinceva molto.
Ma la mazzata definitiva l’ha data il riso. Posso essere d’accordo che un ristorante usi riso parboiled, perché tiene la cottura. Anche se io me ne accorgo immediatamente: quell’odore tipico da riso flora o riso gallo non mi sfugge. Ma, dicevo, posso anche essere d’accordo che mi usi il parboiled. Ma allora… visto che è parboiled… perché cazzo me lo porti a tavola semicrudo???
Dopo questa ultima avventura, il ristorante in questione è definitivamente eliminato dalla lista dei posti che frequenterò a pranzo in zona Piazza Euclide.
A volte mi domando se non sono io a essere diventata troppo esigente. Ma se penso che il piatto in questione è costato 12,50 euro, beh no, cazzarola, non mi stai dando un servizio all’altezza di quanto ti fai pagare.