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Addio definitivo alle buste di plastica?

domenica, 17 maggio 2009

Due articoli hanno recentemente attirato la mia attenzione. Questo il primo:

VENDERA’ cara la sua pellaccia di polietilene. Non lasciamoci ingannare da quel suo aspetto flaccido e spiegazzato: lo shopper è un vero duro. Condannato ufficialmente a morte per crimine ecologico continuato ed aggravato. Fissata la data dell’esecuzione: 31 dicembre 2009, fra meno di otto mesi. Ma lui se ne fa un baffo. Statene certi: la scamperà anche stavolta, e il primo giorno di apertura dei supermercati del 2010 lo troverete quasi ovunque ancora vivo, lì alle casse, sbruffone e servizievole, comodo e prepotente.

[Fonte: Repubblica]

La notizia in se (il bando degli shopper) è buona ma il fatto che probabilmente ci saranno degli strascichi nel loro utilizzo è stato molto demoralizzante.
Poi è arrivata questa altra notizia:

Il governo rimanda l’impegno a passare alle buste ecocompatibili e la grande distribuzione lo scavalca muovendosi autonomamente, in sintonia con gli impegni europei e i paesi industrializzati che hanno deciso di mettere al bando i vecchi shopper in plastica. Dal 29 maggio i sacchetti di plastica saranno vietati in tutti i 98 punti vendita di Unicoop Firenze. Al loro posto arriveranno i sacchetti biodegradabili che possono essere utilizzati per la raccolta differenziata dei rifiuti organici e diventare compost, un terriccio utile in agricoltura e giardinaggio.

[Fonte: Repubblica]

Mi sono un po’ tranquillizzata ma poi penso al mio paesello e ai dintorni che frequento. E di nuovo mi piglia male…

Nel mio piccolo cerco di limitare il più possibile di usare le buste o gli involucri di plastica. Da anni ho in dotazione delle simpatiche e colorate sportine di stoffa, ma è molto difficile evitare l’accumulo delle buste di plastica. Al Conad vicino casa è ormai automatica la frase “ho le buste grazie”, ma mi sembra di fare la mosca bianca, perché le cassiere in automatico ti passano le buste e le addebitano come prima cosa sullo scontrino. Quante volte ho pagato perché non ho rifiutato immediatamente gli shopper di plastica!
Quando vado nel piccolo alimentari vicino l’ufficio, a Civitavecchia, la tipa mi prende in giro perché assolutamente non voglio buste di plastica.
Al mercato fanno la faccia strana e dicono “ma quelle di stoffa si sporcano!”. Ambè, ma lavare due robe di stoffa ti sembra tanto bizzarro?
Al bar dove prendo il caffè in grani mi presento con il contenitore tupperware e chiedo di riempire direttamente quello: perché mai dovrei farlo mettere in una confezione di plastica che poi, 10 minuti dopo a casa butterò nel contenitore del riciclo?

Non mi sembra che in giro ci sia l’atteggiamento giusto per mettere al bando queste dannate plasticacce. Sia nei negozianti che nei consumatori. Non è un grosso sacrificio portare 2-3 buste di stoffa, ben piegate, nella borsa. Col tempo ne ho collezionate di belline e ne ho anche ricevute in regalo dalle amiche. Sono anche più facili da portare perché, normalmente, hanno dei manici belli lunghi da fissare sulla spalla, mentre le buste di plastica “segano” le dita. Sono meno capienti e questo obbliga a distribuire meglio i carichi, a vantaggio della schiena.
Insomma, io continuo con la mia crociata anti-shopper, e se questo mio post avrà sensibilizzato almeno una persona ne sarò molto contenta :)

Tramonti sul mare

martedì, 3 aprile 2007

Tramonto / 5Tramonto / 3
Tramonto / 4Tramonto / 2Tramonto sul mare / 1
Avverto la necessità di aprire un blog anonimo, sorry.

Rosso di sera…

martedì, 6 marzo 2007

… bel tempo si spera :)
Tramonto / 9
Anche se:
- fonte attendibile #1 dice che a guardare le api, non c’è da essere fiduciosi sul fatto che la primavera è definitivamente arrivata;
- fonte attendibile #2 dice che a guardare le formiche, idem.
Staremo a vedere. Intanto ci godiamo questi tramonti rilassantissimi. Soprattutto dopo una giornata lavorativa il cui unico commento poteva essere “ma va44anculo, và“.

La settimana perfetta

lunedì, 15 gennaio 2007

Intesa come settimana lavorativa.
Il 2007 è appena iniziato e posso dire di aver avuto già una settimana lavorativa perfetta.
Perché?
- perché ho fatto un colloquio bellissimo, parlando di quello che faccio e ascoltando quello che fa una persona con le mie stesse passioni e competenze; di contorno un tramonto bellissimo sul mare, che mi sono gustata con la coda dell’occhio, con in testa già l’idea di portare in futuro cavalletto e digitale;
- perché ho fatto riunioni per progetti bellissimi, interessanti, con persone dalle idee vulcaniche;
- perché facendo tutto ciò ho confermato ancora una volta a me stessa che sono fortunata a fare proprio il lavoro per cui ho studiato;
- perché facendo tutto ciò ho confermato ancora una volta a me stessa che le altre passioni e hobby per il momento non prenderanno il posto del lavoro principale; poi un giorno chissà; ma ora no;
- perché ho mangiato un sushi fantastico in un nuovo ristorante giapponese che avevo puntato con Type e l’ho fatto parlando di uno dei progetti di cui sopra con Ba, amica con la quale lavoro sempre molto volentieri;
- perché per un altro lavoro avrò la scusa di rivedere Ste, altra amica con cui lavoro molto bene;
- perché in questi primi 15 giorni del 2007 mi sono tolta delle soddisfazioni notevoli e tutto questo mi fa andare a dormire contenta, anche se la settimana è stata stancante e ho passato la domenica a fare preventivi e schemi di database, e tra solo poche ore si ricomincia.

San Precario

martedì, 17 ottobre 2006

È il tempo, più ancora che il soldo, il gran tiranno della famiglia flessibile. Tempo che sfugge al controllo, tempo eterodiretto. Solo 4 intervistati su dieci hanno un orario d’ufficio rigido. Ma gli altri non sono affatto più liberi: sono anzi più servi dell’orologio. Dove manca il cartellino, troneggia la minacciosa “scadenza”, la deadline da non mancare, calcolata sempre stretta, e il tempo di lavoro allora invade pericolosamente il tempo della vita. Ci si porta il lavoro a casa materialmente e anche mentalmente.

Fonte: Repubblica

Commento mio: eh. E per fortuna sono precaria soltanto io in famiglia.