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Plum cake arancia e mandorle

sabato, 2 giugno 2012

Mamma mia, mi vergogno un po’ a tornare su questo blog dopo tanto tempo…

Ce ne sarebbero di cose da raccontare ma magari andiamo un po’ con ordine.

L’orto 2012 quest’anno è affidato alle cure del maritino, è iniziato un po’ in ritardo causa neve ma se la sta cavando. Non abbiamo mai raccolto tanti carciofi come quest’anno! Evidentemente la neve fa bene ai carciofi :)
Le fragole sul balcone sono in piena produzione, proprio ieri ho raccolto un chiletto di fragole profumatissime. Anche alle fragole la neve ha fatto bene :)
La famiglia gattesca ha perso la capostipite Penelope, ormai vecchissima. Penelope ci manchi tanto, eri così affettuosa :(
In compenso abbiamo guadagnato due cocorite, Garibaldi e Anita: proprio in questi giorni Anita sta covando ben 3 uova, vediamo un po’ che succede :)
La panificazione procede bene, la pasta madre è vivacissima e con Slow Food Bracciano la stiamo spacciando in lungo e in largo nel territorio circostante.
Da dicembre 2011 curo assieme ai colleghi Slow il Mercato della Terra di Anguillara Sabazia, che proprio domani avrà la sua ultima edizione prima della pausa estiva. Passate a trovarci!
Last but definitely not least… ho un pagnottino in lievitazione nella pancia che nascerà tra un paio di mesi! Insomma ne ho di cose da fare eh?

Veniamo alla ricetta. Totalmente inventata secondo le voglie (ehehe) del momento.

Ingredienti:
- 2 uova
- 150-170g di zucchero
- 1 bicchiere di yogurt agli agrumi (io ho usato quello di capra di Mastro Checco, produttore locale)
- buccia di 2 arance non trattate, grattugiata
- 1 bicchierino di liquore agli agrumi o alle mandorle (io ci ho messo un rimasuglio di grand marnier, ma anche l’amaretto di saronno ci starebbe bene)
- 140g di mandorle tritate (meglio tritate grosse e non farina, è simpatico trovare qualche granello più grosso sotto i denti; mettere qualche mandorla amara; eviterei l’aroma artificiale di mandorla amara, ma i gusti sono gusti)
- 1 bustina di lievito
- 125g di fecola
- 200g di farina
- olio di semi di girasole qb

Ingredienti per la glassa:
- succo di mezza arancia
- zucchero a velo

Sbattere a lungo le uova con lo zucchero e la buccia delle arance, aggiungere lo yogurt, il liquore, le mandorle tritate, il lievito, la fecola, la farina e in ultimo l’olio di semi a riequilibrare la consistenza (l’impasto deve scrivere).
Cuocere nello stampo da plum cake oliato e infarinato a 170 gradi per circa 40-50 minuti (controllare con stecchino).
Preparare la glassa e versarla sul dolce tiepido.

La foto non c’è! Spero di aggiungerla alla prossima esecuzione :)

Muffin cioccolato e caffè

giovedì, 8 settembre 2011

Cercavo una ricettina veloce per far fuori un certo qual esubero di latte in scadenza. Da cosa nasce cosa, ho letto una decina di ricette in rete e poi ho fatto di testa mia, visto che non avevo molti ingredienti in casa :)
Muffin cioccolato e caffè / 1Muffin cioccolato e caffè / 2
Ingredienti
- 210g di farina
- 50g di zucchero a velo vanigliato (*)
- 160g di zucchero
- 50g di gocce di cioccolato
- 70g di cacao amaro
- 3 uova
- 130g di burro fuso
- 150ml circa di latte
- 1 cucchiaino di lievito in polvere
- 1 cucchiaio di caffè solubile

Procedimento
Mettere in una ciotola la farina, lo zucchero a velo, lo zucchero, le gocce di cioccolato, il cacao amaro, il lievito. Mescolare bene con la frusta (l’ideale sarebbe setacciare, ma la pigrizia…).
A parte sciogliere il caffè solubile in qualche cucchiaio di latte caldo.
Sbattere le uova, aggiungere il caffè con il latte, poi il burro fuso.
Aggiungere la parte liquida agli ingredienti secchi, mescolando con cura, eventualmente aggiungendo ancora del latte per ammorbidire il composto.
Versare nei pirottini quasi fino all’orlo e cuocere in forno a 175 gradi (elettrico, non ventilato).
Il tempo di cottura è variabile a seconda delle dimensioni: pirottini da 4cm circa 20 minuti, pirottini da 6cm 25 o più.

(*) Lo zucchero a velo vanigliato si fa in casa: basta frullare dello zucchero bianco e conservarlo in un barattolo a chiusura ermetica con qualche stecca di vaniglia. La vaniglia profumerà kg e kg di zucchero prima di esaurire il suo profumo.

I grissini torinesi stirati

martedì, 19 aprile 2011

I libri delle Sorelle Simili hanno qualcosa di magico: si possono leggere all’infinito trovando sempre uno spunto diverso.

Bracciano 16apr2011 / 4

Ad esempio era qualche settimana che cercavo qualcosa da fare in poco tempo e con un certo anticipo, da portare in degustazione al laboratorio di panificazione organizzato da Slow Food Bracciano. Ed ecco che mi casca l’occhio sui grissini torinesi stirati, che da tempo volevo riadattare all’uso con lievito madre. La ricetta si trova sul libro Pane e roba dolce, che ho addirittura in versione autografata dalle meravigliose Margherita e Valeria.

Ingredienti
- 250g di lievito madre molle
- 350g di farina
- 150-180g di acqua
- 50g di olio extravergine di oliva
- 8g di sale
- 1 cucchiaino raso di malto d’0rzo
- 50g di semi di sesamo
- semola di grano duro

Sciogliere il lievito madre con l’acqua, aggiungere il malto, l’olio, parte della farina. Mescolare con cura poi aggiungere il sale, i semi di sesamo e il resto della farina. Impastare bene, poi stendere l’impasto in una forma rettangolare alta non più di 2cm e spolverarla sopra e sotto di semola di grano duro. Lasciare lievitare coperto da un canovaccio. Ci vorranno non più di 2-3 ore.

Trascorso questo tempo accendere il forno a 180 gradi (elettrico con ventilazione inserita). Tagliare con una spatola l’impasto a strisce di circa 2cm e allungarle con le dita senza stringere. Rotolare appena i grissini nella semola e disporli su delle teglie. Se i grissini sono più lunghi della teglia occorre spezzarli. Non vanno reimpastati.
Cuocere ogni teglia circa 15 minuti.

Pane ai 7 cereali e altra data corso

venerdì, 11 marzo 2011

Pane ai 7 cereali Spadoni / 6

Devo ammetterlo, quella farina ai 7 cereali per pane nero della Spadoni ammiccava dallo scaffale da un po’. Così, appena mi sono ripresa dalla prima edizione del corso “Fare il pane in casa con il lievito naturale“, ho provato a usarla.
Il risultato è stato eccezionale! Un bel pane nero, con una bella crosta croccante, e quei semini che fanno crunch sotto i denti… e la mollica soffice e ben areata! Credo proprio che diventerà uno dei miei pani preferiti!

Ho usato:
- 500g di farina ai 7 cereali per pane nero Spadoni
- 300g di acqua
- 200g di lievito madre
- Farina zero qb
- Olio evo qb

Nota: non ho usato le bustine di lievito di birra secco fornite con la farina.

Contravvenendo a quel detto che dice che di venere e di marte non si fanno tante cose (mai capito, ma se volete farvi due risate potete leggere qui), io di martedi e venerdi rinfresco sempre e rigorosamente il mio lievito madre.
Martedi scorso dopo il rinfresco (ore 15) ho preso una parte del lievito, circa 200g (purtroppo non l’ho pesato), l’ho sciolto con l’acqua, ho aggiunto qualche cucchiaio d’olio e la farina Spadoni e ho lavorato bene l’impasto con il mio fido Kenwood.
Ci è voluto qualche cucchiaio di farina zero per arrivare alla giusta consistenza, poi ho rotolato l’impasto in una ciotola unta d’olio  e l’ho lasciato lievitare a temperatura ambiente, finché non è circa triplicato. Normalmente la prima fase di lievitazione la faccio fare in frigorifero, ma volevo essere sicura che andasse tutto bene. Dopo qualche ora (ore 23)  l’impasto era decisamente allegrotto:

Pane ai 7 cereali Spadoni / 1

A questo punto ho rimaneggiato per bene l’impasto e gli ho dato una forma di salamotto, senza fare pieghe ma tenendo degli ostacoli tutto attorno in modo che non si allargasse troppo:

Pane ai 7 cereali Spadoni / 2

Me ne sono andata a ninna e ho puntato la sveglia per le 6:45, ora in cui mi sveglio se voglio panificare in tariffa Enel ridotta durante la settimana :) . Ho scaldato ben bene il forno alla massima temperatura possibile (e ventilazione inserita) con dentro già una teglia e un pentolino con 2 dita d’acqua. L’impasto era lievitato in maniera vergognosa:

Pane ai 7 cereali Spadoni / 3

Ho trasferito il pane nella teglia già nel forno aiutandomi con la carta forno, non ho fatto tagli perché la superficie si era già “stracciata” e sapevo che il pane non sarebbe cresciuto molto di più in cottura. Ho cotto 15 minuti alla massima temperatura, poi altri 20 minuti a 200 gradi (senza ventilazione), infine altri 20 minuti sempre a 200 gradi ma senza il pentolino dell’acqua, così la crosta ha avuto modo di formarsi per bene:

Pane ai 7 cereali Spadoni / 5

Ottimo risultato. Proprio oggi (che guarda caso è venerdi!) ho impastato di nuovo questo pane ma l’ho messo a lievitare in frigorifero. Ce lo lascerò fino a sabato sera/notte, quando lo metterò in forma per poterlo cuocere domenica mattina. Con il riposo in frigorifero l’impasto svilupperà profumi diversi, sono curiosa di capire quale mi piacerà di più. Sospetto entrambi… ;-)

Finisco questo chilometrico post con due annunci:

#1 a breve (appena quei simpaticoni di Aruba mi avranno detto dove hanno nascosto i miei database…) qui sul mio sito verrà attivato un blog dedicato ai corsi di panificazione , dove verranno pubblicate le date e le informazioni logistiche, nonché le foto.

#2 la seconda edizione del corso “Fare il pane in casa con il lievito naturale” si terrà giovedi 24 marzo, dalle 14:30 alle 19:30 circa, sempre presso l’Azienda Agrituristica Acquaranda a Trevignano Romano in Via dello Sboccatore 8. Ci sono ancora alcuni posti liberi, se qualcuno è interessato può scrivere a lievitonaturale@gmail.com.

Doro wot

mercoledì, 10 novembre 2010

Doro wot / 1
Un po’ sul filo del rasoio per il contest pollesco, ecco la mia ricetta! Non è stato facile decidere quale ricetta fare, perché ultimamente mi sono intestardita sempre più nella ricerca di prodotti locali, e mentre per formaggi/uova/carne di manzo/verdure non ho particolari problemi (anzi, posso scegliere tra più produttori), per quanto riguarda il pollame credevo proprio di essere sguarnita… quand’ecco che, da uno dei produttori di cui sopra, il mitico Mastro Checco (*) in persona, mentre sceglievo la caciottina di capra da portare a casa, butto lì la domanda “ma che per caso c’hai pure del pollooo?”.
Risposta: qualche volta sì, ma lo devi ordinare!
Ed ecco che mi ritrovo, di domenica mattina, ad andare a ritirare un polletto fresco fresco, ucciso il giorno prima, alla cifra assolutamente abbordabile di 8 euro al kg. Il tutto a chilometri zero! Anzi, a voler essere precisi… forse tra casa mia e l’azienda di Mastro Checco ci sono 2km scarsi di strada :)
E siccome proprio qualche settimana prima assaggiavo il meraviglioso doro wot della mia amica Sandra, italiana nata e cresciuta per parte della sua vita in Etiopia, non potevo che cogliere l’occasione di pubblicare la ricetta e testarla con le mie manine, tutto in un colpo solo!

Wot è il termine usato in Etiopia per indicare uno spezzatino piccante e speziato che si accompagna alle profumatissime sfoglie di injera, il caratteristico pane che viene usato anche come forchetta: qualcuno lo conosce come zighinì… ma quello è il termine Eritreo :)
Usato come forchetta nel senso che il piatto viene composto con una sfoglia di injera su cui viene adagiato lo spezzatino, che si mangia prendendolo con parte dell’injera, direttamente con le mani. Si usa mangiare tutti nello stesso grande piatto, ed è una esperienza parecchio bella!

Ma veniamo alla ricetta. Gli ingredienti sono:
- un pollo, spellato e fatto a pezzi con le mani: questo eviterà i pericolosissimi ossicini, tanto amici dei dentisti
- cipolle rosse, lo stesso peso del pollo (circa 1,5kg)
- tanto burro chiarificato (o tutto burro, o margarina, o burro e olio), indicativamente (ma io non ho avuto coraggio, lo ammetto, ne ho usato meno) poco meno della metà del peso del pollo
- berberè, 4-5 cucchiai
- uova sode, una a testa (per le dosi qui sopra, almeno 6)

Rosolare a lungo le cipolle nel burro chiarificato. Quando dico a lungo… intendo una ora e mezza! Eh si, non è certo un piatto da Nigella Express, e con un brivido di terrore cerco di immaginarmi cosa potrebbe inventarsi la Nigellona per farlo diventare espresso… forse è meglio non pensarci :)
Nel frattempo si deve mettere per una oretta a mollo il pollo in acqua e limone e si lessano le uova.
Quando le cipolle saranno ben rosolate e praticamente disciolte, aggiungere il berberè e resistere dalla tentazione di aggiungere acqua: non servirà, non si attaccherà nulla! Cuocere ancora 15 minuti.
Finalmente aggiungere il pollo e far cuocere altri 45-55 minuti.
Circa 10 minuti prima di servire a tavola sgusciare le uova, bucherellarle con una forchetta e metterle a insaporire nella pentola con tutto il resto.

Una nota sull’injera. La ricetta originale prevede che sia fatta con una miscela di acqua e farina di teff, un cereale che -mi hanno detto- non si può vendere in Italia. In rete si trovano diverse ricette che usano un mix di farine più reperibili dalle nostre parti. Nei ristoranti africani di Roma lo vendono, ed è così che ho recuperato quello che si vede in foto. Ha un sapore acidulo molto caratteristico, dovuto al fatto che l’impasto fermenta diverse ore prima di essere cotto come fosse una crepes, ma più spessa, su un solo lato in una padellona pesante. Prima o poi provo a cimentarmi, amo queste sfide semi impossibili!

(*) Azienda Mastro Checco – Caseificio artigianale
Anguillara Sabazia – Raggiungibile da Via Monico e da Via Duca degli Abruzzi (piscina comunale nuova)
Tel +39 338 4198294
Email tacchia71 (at) live.it
Orari di apertura: gio-ven-sab mattina e pomeriggio, domenica solo mattina

http://www.vitadaprecisina.com/2010/10/conosco-i-miei-polli-il-contest-etico/

Ho fatto il ghee

giovedì, 4 novembre 2010

Making of ghee / 1
Ci sono ingredienti che si possono preparare in casa ma incutono un timore reverenziale: un timore che ti fa desistere dal provare a farli. Poi succede che per un contest a caso si decida di fare una ricetta particolare, e che per questa ricetta sia previsto l’uso di uno di questi ingredienti. Così ti fai coraggio e provi, qualche giorno prima magari, in modo da non avere sorprese… e scopri che l’ingrediente temutissimo in fondo ha bisogno solo di un po’ di tempo e accortezza per essere preparato in casa!

Quale è questo ingrediente? Il ghee, o burro chiarificato. Ho seguito le istruzioni del blog Fragola&Limone, le ho trovate dettagliate ed esaurienti, quindi ritengo inutile riportare qui il procedimento. Lascio solamente qualche foto :)
E tra qualche giorno la ricetta misteriosa del contest pollesco!
Making of ghee / 2 Making of ghee / 3

Halloween time: torta alla zucca

giovedì, 28 ottobre 2010

Torta alla zucca, amaretti e gocce di cioccolato

È la settimana di Halloween e guarda caso sono pronte le zucche nell’orto. In realtà sono pronte da un po’, ma le stiamo centellinando.

La ricetta di questa torta è passata su Ravelry Italian Kitchen, un gruppo di cucina all’interno di un sito meraviglioso, dove è possibile scoprire che il mondo dei lavori manuali (maglia, uncinetto etc) non è affatto morto ma trova una meravigliosa rinascita anche a causa della crisi (crisi? quale crisi? ah già, dicono che non c’è) che sta interessando molti paesi.
E come è, come non è, quando ci si ritrova (sia de visu che virtualmente) a sferruzzare in compagnia, i discorsi finiscono molte volte sul cibo e sullo scambio di ricette. E questo comporta arricchimento, perché condividendo una conoscenza la si approfondisce inevitabilmente di più, per via del fatto che madre natura ci ha dotati di cervelli diversi che hanno idee diverse e si fanno venire dubbi diversi.

Mamma mia come sono profonda stasera! Ma veniamo alla ricetta, forse è meglio :)

Ingredienti per la pasta:
- 300g di farina
- 150g di burro
- 100g di zucchero
- 1 uovo intero + 1 tuorlo
- buccia grattugiata di un limone
- poco lievito per dolci (una punta di coltello)
- 1 pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno:
- 1kg di zucca
- 100g di amaretti sbriciolati
- 100g di cioccolato fondente sminuzzato (oppure le gocce di cioccolato già pronte, ma devono essere di buona qualità!)
- 100g di mascarpone
- 100g di zucchero (prima di metterlo tutto assaggiare il composto, può non servire se la zucca è molto dolce)
- 1 uovo + 1 albume (quello avanzato dalla pasta)

Preparare la frolla nel modo che più si preferisce e farla riposare in frigo almeno una mezz’ora.

Togliere buccia e semi dalla zucca, tagliarla a pezzi. Cuocerla senz’acqua, per esempio nel forno.
Per questa torta occorrerebbe una zucca dalla polpa soda, senza filamenti e ben matura. Insomma, una zucca da tortelli. Ma io dall’orto della vicina ho la solita zucca arancione, così mi sono ingegnata per non rovinare la ricetta, cuocendo la zucca nel microonde e lasciandola raffreddare nel colapasta, per renderla il più asciutta possibile. Poi ho frullato la polpa con il minipimer.

Unire alla polpa di zucca gli amaretti sbriciolati, il cioccolato fondente, lo zucchero (tutto o meno, a piacimento), il mascarpone, l’uovo e l’albume.

Stendere la pasta sul fondo e sui bordi di una tortiera di circa 26-28cm di diametro, magari sganciabile, meglio ancora se rivestita nella sola parte inferiore con un foglio di carta forno. Tenere da parte della pasta per le decorazioni.
Versare il composto di zucca, ripiegare i bordi verso l’interno, finire di decorare con la pasta facendo delle strisce oppure, con un po’ di fantasia, si possono fare delle zucche o dei pipistrellini.
Cuocere in forno già caldo a 180 gradi per 30/40 minuti. La durata della cottura è strettamente legata al forno che si usa: la prova con lo stecchino è sempre consigliata.

Questa torta ci è piaciuta molto ed è entrata di diritto nel ricettario di famiglia. Ma sicuramente, vista l’abbondanza di zucche di quest’anno, ripeterò anche la storica Torta alla crema di zucca.

World Bread Day 2010: kanelbullar con lievito madre

sabato, 16 ottobre 2010

Anche quest’anno parliamo di pane, e prepariamoci a leggere tantissime ricette a riguardo su tutti i blog che parteciperanno per il quinto anno all’iniziativa di Zorra sulla giornata mondiale del pane.

Continua l’avventura con il lievito madre, come potrei tornare indietro? I panifici di zona mi vedono ormai così di rado da pensare che io sia una turista :)

Ho pernsato di pubblicare, per questa quinta edizione del WBD, la ricetta dei kanelbullar trovata tanti anni fa su it.hobby.cucina, adattata all’uso con il lievito madre.

Kanelbullar / 2

Gli ingredienti per l’impasto:
- 250g di pasta madre appena rinfrescata (di consistenza media, non troppo soda ma nemmeno liquida, idealmente ottenuta con 100g di acqua e 150g di farina)
- 150ml di latte tiepido
- 75g di burro fuso
- un pizzico di sale
- 120g di zucchero
- 400g di farina (attenzione può essere necessaria più o meno farina a seconda della consistenza del lievito madre)

Gli ingredienti del ripieno:
- 50g di burro morbido (pomata)
- 60g di zucchero
- abbondante cannella macinata

Gli ingredienti della guarnitura:
- 1 uovo sbattuto
- zucchero in granella

Sciogliere la pasta madre con il latte tiepido. Aggiungere il sale, lo zucchero e il burro fuso.
Incorporare la farina, impastare a lungo per ottenere una pasta liscia e omogenea. Far lievitare in un luogo riparato e tiepido, per esempio il forno appena scaldato e poi spento, fino a che la pasta sarà triplicata di volume.
La temperatura di lievitazione è importante: il burro nell’impasto non deve solidificare, per cui può essere necessario mettere un pentolino di acqua bollente sul fondo del forno, per tutte le fasi della lievitazione.
Stendere la pasta in un rettangolo più lungo che stretto, spennellare la superficie con il burro, cospargere di zucchero e cannella.
Avvolgere la pasta a salsicciotto da cui tagliare delle fette, che saranno adagiate su una teglia (imburrata e infarinata oppure cosparsa di carta forno), distanziate tra loro. Rimettere nel forno a lievitare ancora un po’.
Accendere il forno alla massima temperatura (250) e far scaldare bene. Spennellare con l’uovo sbattuto le fette, cospargerle di granella di zucchero e cuocere per pochi minuti, circa 5 ma è bene controllare che i kanelbullar non si colorino troppo in superficie.
Sfornare e far raffreddare su una gratella per dolci.

Padellata di pollo e finocchi

giovedì, 11 marzo 2010

Pollo e finocchi con limone e origano

Sono piuttosto puntigliosa nell’arte di evitare gli sprechi, ma anche parecchio creativa e così, un giorno che avevo:
- 1 limone privato della buccia (usata nella crostata)
- 1 finocchio superstite dell’orto (*)
- del triste pollo a fettine (**)
è venuta fuori questa padellata di pollo e finocchi al limone e origano, che ormai faccio spessissimo perché è risultata parecchio sfiziosa. Commento del marito dopo il primo assaggio: “non lo avrei mai pensato così buono!”.

Si prende il finocchio, lo si taglia a pezzi grossi e, dopo averlo ben lavato, si fa a fettine non troppo sottili. Si mette quindi nel wok (o in padella) a saltare a fuoco vivace con poco olio, un generoso pizzico di origano e sale, tenendo coperto.
Quando il finocchio è a metà cottura si unisce il succo del limone, il pollo tagliato a striscioline, poco altro sale e si lascia cuocere sempre a fuoco altino, ma con il coperchio leggermente scostato dal wok, rimestando ogni tanto.
Il pollo cuoce in pochi minuti e il sughino si restringe, consentendo comunque di osare una goduriosissima scarpetta.
Il limone si sposa benissimo sia con l’origano che con il finocchio, infatti spesso preparo i soli finocchi con questo procedimento ottenendo un contorno saporito e profumato. Una vera sorpresa!

(*) Quest’anno, pur avendo piantato tantissimi finocchi, ne abbiamo mangiati davvero pochi: le piogge abbondanti hanno rovinato una buona parte del raccolto. Non soltanto i finocchi, ma anche i radicchi, le verze, i crauti… per non parlare dei porri che adesso raccoglierò per disperazione, ma di 36 che erano all’inizio… forse forse ne riusciremo a mangiare 5 :-(

(**) Il petto di pollo a fettine è triste. Punto. Però ha il dono della versatilità, per cui in casa non manca mai. Andate a vedere Precisina come lo ha reso sfizioso :)

Pizza alle 4 (o 5) P

mercoledì, 3 marzo 2010

Questa ricetta l’ho promessa a Nadia-Precisina e Sandra-UnToccoDiZenzero, a tavola di fronte a un piatto di carbonara dell’Arcangelo… ha quindi valore di giuramento :)

Pizza pioppini, prosciutto e provola

Continua l’avventura con il lievito madre e, nell’ottica di mantenere i due (minimo) rinfreschi a settimana, quando la primavera incombe e la ciccia superflua deve essere smaltita, non si può sempre cucinare pane no? Allora ripieghiamo su altre preparazioni che compongono la nostra meravigliosa dieta mediterranea… pizza!
Il lievito si è così stabilizzato e ha un gusto così poco acido che, ormai, uso una parte del rinfresco direttamente per farci la pizza. Il segreto sta nel fare un rinfresco piuttosto molliccio.  Dopo averne messo via una parte, aggiungo il sale, l’olio, un pizzichino di zucchero e mescolo bene per farli assorbire. Poi unisco altra farina manitoba per portare a giusta consistenza e faccio lievitare per qualche ora.

Per il condimento, pulisco e lavo i pioppini. Li salto in padella con uno spicchio d’aglio, peperoncino, olio e sale. Faccio cuocere coperti, aggiungendo verso la fine del prezzemolo tritato.

Stendo l’impasto della pizza in una teglia unta d’olio. Dispongo delle fette di prosciutto cotto a coprire tutta la pizza, poi i pioppini, infine la provola tagliata sottile.

Cuocio in forno ben caldo, alla massima temperatura e con ventilazione inserita, per circa 20 minuti (dipende dallo spessore della pizza: io non la faccio molto sottile).

Ed ecco che con la pizza alle 4 o 5 P (prosciutto cotto, pioppini, prezzemolo, eventuale peperoncino, provola) ho ricominciato a scrivere sul blog, come da più parti mi veniva richiesto :)
Spero soltanto di essere costante, ché non ho ancora vinto al Superenalotto e mi tocca sempre lavorare :)